Se a Perugia il bollitore si riempie di crosta bianca dopo poche settimane, se il soffione della doccia spruzza storto e se sul box doccia restano aloni che non vanno via con un panno, non è il detersivo sbagliato: è l'acqua. In buona parte della città e dei comuni intorno l'acqua è dura, cioè ricca di sali di calcio e magnesio. Non è un problema di salute, ma ha effetti concreti su caldaia, rubinetteria, elettrodomestici e tubazioni.
Che cos'è la durezza dell'acqua e come si misura
La durezza indica quanto calcio e magnesio sono disciolti nell'acqua che esce dal rubinetto. In Italia si misura in gradi francesi, abbreviati in °f: un grado francese corrisponde a 10 milligrammi di carbonato di calcio per litro. Più alto è il numero, più minerali finiscono nelle tubature e, soprattutto, sulle superfici che scaldano l'acqua.
Una classificazione comune considera dolce un'acqua sotto i 15 gradi francesi, mediamente dura fra 15 e 25, dura oltre i 25. Intorno ai 15 gradi si colloca il valore considerato ideale per un impianto domestico: abbastanza minerali da non essere aggressiva verso i metalli, non tanti da incrostare tutto quello che incontra.
Il punto importante è che la durezza non è uguale ovunque. Dipende dalle rocce che l'acqua attraversa prima di arrivare al rubinetto, quindi cambia da acquedotto ad acquedotto e, a volte, da una frazione all'altra dello stesso comune.
Quanto è dura l'acqua a Perugia, zona per zona
Questi sono i valori che conosciamo per le zone in cui interveniamo. Non coprono tutto il territorio comunale, ma danno l'ordine di grandezza.
Perugia centro
Nel centro storico l'acqua distribuita arriva intorno ai 30 gradi francesi, il doppio del valore considerato ideale. È uno dei motivi per cui negli appartamenti del centro le caldaie arrivano a fine ciclo prima del previsto, insieme all'età degli impianti dei palazzi d'epoca. Ne parliamo più in dettaglio nella pagina dell'idraulico a Perugia centro.
Ponte San Giovanni
Qui il valore si attesta intorno ai 23 gradi francesi: meno aggressiva rispetto al centro, ma comunque sopra la soglia ideale. Sulle caldaie installate da più di dieci anni gli effetti si notano prima sul rendimento che sui guasti veri e propri. Il resto è nella pagina dell'idraulico a Ponte San Giovanni.
Corciano
A Corciano la durezza arriva fino a circa 30 gradi francesi, fra i valori più alti dell'area perugina. È la ragione per cui in questo comune la sostituzione della caldaia e la manutenzione degli scaldabagni arrivano prima che altrove. Trovi il quadro completo nella pagina dell'idraulico a Corciano.
Bastia Umbra
Qui il dato cambia a seconda del punto di prelievo: le analisi pubblicate da Umbra Acque indicano 32 gradi francesi alla casa dell'acqua di piazza Togliatti e 23 a quella di Bastiola. Due frazioni dello stesso comune, due situazioni diverse. Approfondiamo nella pagina dell'idraulico a Bastia Umbra.
Cosa succede agli impianti di casa
Il calcare non si deposita ovunque allo stesso modo: si forma soprattutto dove l'acqua viene scaldata, perché il calore fa precipitare i sali disciolti. Per questo i danni si concentrano sempre negli stessi punti.
Caldaia e scaldabagno
È il punto più esposto. Lo scambiatore sanitario, cioè la parte che scalda l'acqua del rubinetto, si riveste di uno strato di calcare che si comporta come un isolante: la caldaia deve bruciare di più per ottenere la stessa temperatura, quindi consuma di più. Con il tempo compaiono blocchi ricorrenti, acqua calda che arriva tiepida o a sbalzi, rumori di ebollizione. Su un apparecchio già anziano il calcare è spesso quello che fa propendere per la sostituzione della caldaia a Perugia invece della riparazione.
Miscelatori, docce e sanitari
Nei rubinetti il calcare si deposita sull'aeratore, il filtrino all'uscita, e riduce la portata o devia il getto. Nelle cartucce dei miscelatori si infila tra le parti mobili, le fa diventare dure da girare e alla lunga le fa perdere. Nei soffioni ostruisce i fori uno per uno. Sono componenti che si puliscono o si sostituiscono senza toccare il resto dell'impianto: è il tipo di lavoro che rientra nell'installazione di sanitari e rubinetteria a Perugia.
Lavatrice, lavastoviglie e tubazioni
Negli elettrodomestici il calcare si attacca alla resistenza e la fa lavorare in sofferenza, allungando i tempi di riscaldamento. Nei tessuti si traduce in bucato ruvido e colori spenti, nei bicchieri in aloni che restano anche a ciclo finito. Sulle tubazioni l'effetto è più lento ma più insidioso: strati sottili che negli anni riducono il diametro utile, soprattutto sui tratti dell'acqua calda, e che insieme a grassi e residui contribuiscono agli scarichi lenti.
I segnali da riconoscere
Non serve un'analisi di laboratorio per accorgersene. I segnali più comuni sono la crosta bianca sul fondo del bollitore e dentro la caffettiera, gli aloni sul box doccia e sui vetri che tornano subito dopo la pulizia, il getto della doccia che si apre a ventaglio, il miscelatore che diventa duro da manovrare, il sapone che fa poca schiuma e la sensazione di dover usare più detersivo del solito per ottenere lo stesso risultato. Se poi la caldaia va in blocco più spesso di prima e l'acqua calda non è più stabile, vale la pena far controllare lo scambiatore.
Cosa si può fare
Il calcare non si elimina, si gestisce. Le strade sono tre e non si escludono a vicenda.
La prima è la manutenzione regolare. Far controllare la caldaia seguendo il libretto d'impianto e le indicazioni del costruttore permette di intervenire sullo scambiatore prima che il rendimento crolli. Aeratori e soffioni invece si smontano e si lasciano a bagno in una soluzione acida leggera, come l'aceto: è un'operazione che puoi fare da solo, ogni pochi mesi.
La seconda sono i filtri e i dosatori installati all'ingresso dell'impianto o a monte di un singolo apparecchio. Non abbassano la durezza, ma cambiano il modo in cui i sali si depositano e rendono le incrostazioni meno tenaci. Vanno dimensionati sull'impianto e richiedono a loro volta manutenzione.
La terza è l'addolcitore, che abbassa davvero la durezza scambiando calcio e magnesio con sodio. La normativa sugli apparecchi di trattamento dell'acqua potabile (DM 25/2012) prevede che l'acqua addolcita non scenda sotto i 15 gradi francesi, quindi l'impianto va regolato, non portato a zero. Ha senso valutarlo dove i valori sono alti, come in centro o a Corciano, ma non è una decisione da prendere al volo: va scelta la taglia giusta, va previsto lo scarico della rigenerazione, va messa in conto la manutenzione periodica e va deciso se trattare tutta la casa o solo il circuito dell'acqua calda. Un idraulico che conosce la zona può dirti se nel tuo caso conviene davvero o se basta lavorare sulla manutenzione.